Le App per la salute stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel supportare cittadini e pazienti nella gestione quotidiana del proprio benessere e nel monitoraggio costante dello stato di salute, rappresentando una componente strategica nei percorsi di prevenzione, cura e follow-up. Le App più diffuse riguardano il miglioramento dello stile di vita (utilizzate dal 39% dei pazienti), il controllo dei parametri clinici (30%) e il supporto all’aderenza terapeutica (14%) – un ambito, quest’ultimo, che suscita forte interesse per il 66% dei pazienti. Tra i benefici percepiti emergono anche la maggiore consapevolezza del proprio stato di salute e l’accesso facilitato alle informazioni personali. Tuttavia, non mancano criticità: circa due pazienti su dieci sollevano dubbi sull’affidabilità dei dati raccolti, in particolare tra gli over 65, evidenziando la necessità di soluzioni più trasparenti e regolamentate.

Su questo fronte, la Commissione Europea ha recentemente introdotto un nuovo quadro normativo[1] volto a colmare il vuoto regolatorio che, fino ad oggi, ha limitato l’adozione strutturata di queste tecnologie. Le disposizioni normative introducono criteri comuni per la certificazione delle App per la salute, requisiti di interoperabilità, e maggiore tutela dei dati personali, in conformità al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), soprattutto nel caso di sistemi basati su algoritmi di Intelligenza Artificiale.

Parallelamente cresce l’attenzione anche sulle Terapie Digitali (DTx), soluzioni digitali clinicamente validate, concepite per prevenire, trattare o gestire specifiche condizioni patologiche. L’interesse del mondo clinico nei confronti delle DTx risulta tangibile: il 45% dei medici specialisti si dichiara favorevole alla prescrizione di tali soluzioni non appena ne sarà autorizzato l’utilizzo in Italia, percentuale che sale al 60% tra coloro che dimostrano una chiara conoscenza delle differenze rispetto alle tradizionali App per la salute. Tale evidenza sottolinea la rilevanza di percorsi formativi mirati, già ritenuti necessari da circa il 70% dei professionisti coinvolti.

Anche le aziende dell’ecosistema Life Science vedono nelle DTx un’opportunità concreta: il 65% le considera utili per supportare i pazienti, il 58% per affiancare i professionisti sanitari e il 46% per raccogliere dati utili alla ricerca. Tuttavia, restano alcune barriere all’adozione, tra cui la difficoltà nel valutare il ritorno sull’investimento (54%), la necessità di un upskilling aziendale (62%) e, soprattutto, la mancanza di una cornice normativa chiara (segnalata dal 69% delle aziende). In Italia, infatti, non è ancora presente una normativa di riferimento specifica per le Terapie Digitali, sebbene sia stato recentemente compiuto un passo rilevante in tale direzione. La Commissione Affari Sociali della Camera ha adottato un testo base unificato[2] che accorpa tre precedenti proposte di legge. Il provvedimento fornisce una definizione organica delle DTx, ne disciplina le modalità di valutazione e prevede l’istituzione di un Comitato nazionale presso il Ministero della Salute, con il compito di guidarne l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sulla base di evidenze scientifiche consolidate.

A livello internazionale, il mercato delle Terapie Digitali si conferma particolarmente dinamico, con un totale di 112 soluzioni attualmente attive. Le principali aree terapeutiche di applicazione riguardano prevalentemente la salute mentale (35%), seguita da endocrinologia, reumatologia e neurologia. Si registra inoltre una tendenza crescente verso modelli di trattamento integrati: solo il 29% delle DTx risulta impiegato in modalità stand-alone, mentre il 37% è utilizzato in associazione a terapie farmacologiche convenzionali, a conferma di un progressivo consolidamento dell’integrazione tra approcci digitali e percorsi clinici tradizionali.

Permane un disallineamento tra le funzionalità attualmente offerte dalle Terapie Digitali e le aspettative espresse dai pazienti. Sebbene il monitoraggio dei progressi clinici risulti ampiamente garantito, soltanto il 46% delle soluzioni consente l’interazione diretta con il medico, mentre meno della metà include sistemi di notifica per il promemoria delle terapie. Al contrario, la possibilità di integrazione con dispositivi wearable è prevista nella totalità delle soluzioni attive, confermandosi quale elemento essenziale per la raccolta automatica di dati real-world, a supporto della personalizzazione e della continuità dell’assistenza.

Articolo redatto in collaborazione con l’Osservatorio Life Science Innovation della School of Management del Politecnico di Milano

[1] https://health.ec.europa.eu/latest-updates/mdcg-2025-4-guidance-safe-making-available-medical-device-software-mdsw-apps-online-platforms-june-2025-06-16_en

[2] https://www.camera.it/leg19/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=19&codice=leg.19.pdl.camera.1208.19PDLTU12080&back_to=